respirazione

Respirare in acqua è forse, la prima azione che si compie autonomamente appena nati e resta un automatismo semplice cui si dà poca importanza, proprio per la naturalezza con cui avviene. Farlo mentre si svolge un’attività sportiva, al contrario, non è più così immediato.

Questa pratica diviene ancor più importante e difficile durante attività quali il nuoto poiché l’acqua rischia di entrare in bocca e nei polmoni, spaventando. È invece possibile farcela, seguendo alcuni semplici passi.

Innanzitutto calma e fiducia nell’istruttore e in se stessi. Agitarsi serve a poco e può solo portare a comportamenti scorretti e ad errori.L’ansia e la paura causano anche una involontaria contrazione dei muscoli del viso, che alla lunga può stancare il nuotatore.

Respirare in acqua in maniera adeguata ed equilibrata, quindi, incide notevolmente sulla prestazione, essendoci un condizionamento sia sul galleggiamento che sulla forza prodotta da una muscolatura ben alimentata.

Sicuramente lo stile di nuoto influenza l’attività respiratoria ed entrambe sono una delle priorità da apprendere immediatamente approcciandosi a questo sport. 

Cosa significa respirare

L’attività respiratoria è suddivisa i due distinti momenti:

1) inspirazione: immissione di aria nei polmoni quindi è necessaria molta attenzione, effettuandola nei brevi momenti in cui la testa si trova fuori dall’acqua, cercando di coordinarla con i movimenti del resto del corpo.

2) espirazione: espirare può rivelarsi meno scontato del previsto. L’acqua preme sul torace e sull’addome, ostacolando l’uscita dell’aria dalla bocca. Ecco perché lo si considera un atto volontario e intenzionale, in questo particolare caso, da fare secondo precise indicazioni.

Come fare a respirare in acqua

Per respirare in acqua, l’aria va “presa” fuori dall’acqua, senza alzare troppo la testa poiché, durante la bracciata, si tende a creare un’onda attorno al capo, così da respirare nel momento in cui l’acqua è nel suo punto più bassoIl sollevamento eccessivo, inoltre, scompenserebbe l’assetto delle gambe, che “affonderebbero” affaticando troppo il nuotatore.

I movimenti del corpo devono essere tutti coordinati: la rotazione, ad esempio, di testa e corpo deve essere minima, inspirando guardando di lato, non in alto. Viceversa, espirando, bisogna restare fermi – magari aiutandosi guardando un punto fisso, davanti a sé -. Questa operazione va fatta lentamente e solo in seguito all’immersione completa.

In quel momento, dischiudere leggermente le labbra espellendo l’aria delicatamente attraverso il naso e la bocca o, se si ritiene più comodo, anche solo con la bocca – ricorrendo all’occorrenza a un tappa naso. La velocità è nemica della performance e rischia di stancare l’atleta. Il ritmo di espirazione va aumentato solo nel momento in cui ci si senta pronti a riemergere per prendere fiato.

 Importante: l’espirazione in acqua deve durare circa il doppio dell’inspirazione.

La lettera “k”

Un piccolo aiuto per evitare di ingerire dell’acqua e di farla arrivare nella trachea consiste in un trucchetto molto semplice: piegare la lingua, come se – appunto – si volesse pronunciare la lettera “k”!

Comprendere come respirare in acqua attraverso poche righe potrebbe non risultare comodo, eppure è più facile di quanto si pensi. Non a caso abbiamo degli istruttori competenti e pazienti che sapranno consigliare e insegnare questa tecnica a chiunque.

Saranno così bravi da lasciarvi… senza fiato!

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