nuoto agonistico

Nuoto: la vera forza di un nuotatore è la squadra.

Tratto dal blog www.lacisale.com dal titolo Profumo di cloro

Sul finire di stagione l’atmosfera che si respira all’interno di una squadra è quella da ultimi giorni di scuola.

Gli zaini si alleggeriscono, mentre scorrono nella mente le immagini dei momenti che ti hanno accompagnato per un anno. Gli abbracci, le mani tese a tirarti su quando eri così devastato da non riuscire ad uscire dall’acqua, le urla dalle gradinate di uaffollate, le incomprensioni, le lacrime a volte trattenute e spesso lasciate correre sulle spalle del tuo allenatore, o del tuo compagno di corsia.

Per molti tutto questo sarà soltanto l’attraversamento di un ponte che ti porterà fino a Settembre, quando i visi ancora abbronzati della tua seconda famiglia, faranno di nuovo capolino dietro la porta dello spogliatoio.

Per altri questi sono giorni di magone trattenuto in gola, di emozioni che ti fanno tremare le dita, di occhi lucidi prima che quell’arrivederci si trasformi in un addio.

Dalle sfumature di queste emozioni nasce e si trasforma in parole la lettera che Danilo Corvietto ha scritto per salutare la sua squadra, la sua famiglia.

Una lettera d’amore, da leggere col cuore.

“Potresti pensare che il nuoto sia uno sport individuale. Non esiste concetto più sbagliato.

Devi essere una persona speciale per essere un nuotatore, perché il nuoto è uno sport a sé. Ancor meglio, il nuoto è una storia a sé, anzi no, il nuoto è una dimensione a se. Negli altri sport, bene o male, i piedi sono saldamente piantati per terra, ed in rarissimi casi poggiati su pedali o calzari. Nel nuoto basta inforcare cuffia ed occhialini per essere proiettati in un altro mondo, un mondo ovattato, senza suoni, retto da una striscia nera circondata da mattonelle azzurre: la respirazione va controllata, l’equilibrio riadattato, i battiti del cuore registrati, i sensi riassestati in modo completo ed assoluto.

Il nuoto lo paragonerei ad una donna bellissima e vezzosa: capace di darti tutto, ma solo ed esclusivamente se in primis sei TU a darle tutto, 24 ore al giorno per 365 giorni l’anno. Basta una settimana di distrazione, di assenza, di trascuratezza per perdere buona parte del raccolto seminato, venendo traditi e rifiutati: non esiste sport più esigente e crudele, non esiste un contesto in cui un’abnegazione totale sia il requisito minimo indispensabile per approcciarsi in modo serio al nuoto, alla competizione, all’agonismo.

In questo contesto così unico e surreale, come in trincea o nel deserto, ci si sente soli. Ciò che sostenta il nuotatore, nell’intimo, non è solo il contatto con l’acqua, non è solo la sensazione di ciò che ci scorre sotto i polpastrelli: la vera forza di un nuotatore è la squadra.

Non esiste rapporto che il cloro non possa saldare, non esistono anime immerse in una vasca da 25 metri che non possano essere unite da una striscia nera circondata da mattonelle azzurre: in acqua si fatica, ed anche se non si vede il sudore c’è, e salda, e marmorizza. Quando sali sul blocco, non sei solo: c’è qualcuno che fa il tifo per te. Quando sei in vasca ai regionali non sei solo, c’è qualcuno che fischia per te. Quando fai un B2 non sei solo, c’è qualcuno a cui chiedere “a quanto stiamo?”. Quando guardi il tabellone non sei solo, ci sono occhi che guardano nella tua direzione. Perché anche per competere devi essere una persona speciale.

Mettersi in gioco, confrontarsi non solo con se stesso ma anche con mille altri te stesso dal diverso volto e dalle diverse capacità è un’impresa mica semplice. Così come perdere: in un mondo in cui è solo uno ad essere definibile come “vincitore”, tutti gli altri devono fare i conti con un concetto talvolta ingiusto e spietato, che però è parte integrante del percorso sportivo di ogni atleta, nessuno escluso. Ma anche per digerire questo boccone, indovina un pò, c’è quella comoda culla chiamata squadra.

Ti ho convinto? Il nuoto è dunque uno sport di squadra.

Non si vince da soli, non si perde da soli: l’intera preparazione alla competizione è un concerto sinfonico composto da tanti ottoni diversi, capaci di suonare all’unisono dopo il fischio lungo che precede la scalata del blocco. Che tu sia pre-agonista, agonista oppure master poco importa, se hai deciso di inforcare cuffia ed occhialini per il balzo dimensionale, sei una persona speciale.

Grazie dunque. Mi rivolgo a te, che sei stato mio compagno di squadra. Nel corso della mia vita, dei miei spostamenti, ho sempre affondato le radici in un unico, familiare panorama: un cielo fatto di onde increspate e corsie rosse e blu, dove i suoni si dissipano ed i pensieri vengono diluiti. Cambiano città, talvolta nazioni, ma il panorama non muta.

Grazie agli allenatori, ai master, agli istruttori, alla società, a tutti i nuotatori che hanno contribuito a rendere ancora una volta la piscina la mia casa lontano da casa. Grazie per avermi permesso di condividere la mia più grande passione con tutti voi”

Grazie di cuore, “Cap.”

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